Vision 2030: presentato il piano di trasformazione economica dell’Arabia Saudita

Vision 2030: presentato il piano di trasformazione economica dell’Arabia Saudita

“Vision 2030” è questo il nome del primo piano di trasformazione economica approvato e presentato dal governo dell’Arabia Saudita lo scorso lunedì 25 Aprile nel corso di un’intervista ad al-Arabiya, TV della famiglia reale.

L’annuncio è stato fatto dal vice principe ereditario Mohammed bin Salman, che ha reso noti i punti salienti di questa prima rivoluzione economica dell’Arabia Saudita.

Vision 2030: gli obiettivi

 

L’obiettivo finale è, a 14 anni da oggi, quello di eliminare la dipendenza dal greggio, ma già dal 2020 il principe Mohammed bin Salman sostiene che l’Arabia Saudita potrà vivere senza il petrolio.

Un’affermazione non da poco se si considera che attualmente quasi l’80% del reddito saudita proviene dal greggio e che sotto la sabbia e i fondali marini è presente una riserva da 260 miliardi di barili.

Per dare vita a questa diversificazione economica volta a ridurre al minimo la dipendenza dal petrolio, è prevista la vendita di una quota (5%) della holding della compagnia petrolifera nazionale, dalla quale dovrebbe nascere il più grande fondo sovrano del mondo, con oltre 2 miliardi di dollari di asset.
Questo fondo svilupperà gli investimenti nei settori non-oil dai quali nasceranno le nuove forme di sostentamento del Paese.

Un vero e proprio piano di trasformazione nazionale, quindi, che promuove la crescita economica, l’espansione del settore privato e la creazione di posti di lavoro. Ma anche l’aumento di tasse e tariffe su beni di lusso, pedaggi autostradali e benzina.

Vision 2030: il futuro oltre il petrolio

 

Non un semplice distacco dal petrolio ma anche una rivoluzione socio-politica, per un Paese nel quale i due terzi degli occupati lavorano per lo Stato, l’11% della manodopera è disoccupata, milioni di sauditi sono pagati per fare nulla e più della metà della popolazione – le donne – non produce ricchezza.

Occupati ad estrarre greggio, i sauditi hanno ignorato di avere scorte minerarie altrettanto interessanti: oro, zinco, fosfati e il 6% delle riserve mondiali di uranio.

Che il greggio non rappresenti più una certezza, ormai, è risaputo. Tra settembre 2014 e febbraio 2016 i prezzi globali del petrolio sono scesi di circa il 70%, contribuendo nel 2015 a gonfiare il deficit del bilancio saudita fino a 98 miliardi di dollari – una cifra equivalente a circa il 15% del suo prodotto interno lordo.

La situazione, quindi, è ben chiara al governo saudita e tutto è nelle mani del principe, figlio di Re Salman, che ad appena 30 anni di età ha l’ultima parola come nessuno mai prima su ogni decisione nel Regno.
Certo, il passaggio da un’economia petrolifera a una diversificata non sarà semplice e indolore.
Non solo i sudditi dovranno cercarsi un lavoro e iniziare a pagare a prezzi meno vantaggiosi luce e carburante, ma anche le casse statali resteranno sotto pressione.

Con l’annuncio di Vision 2030 Riyadh è pronta ad investire le proprie risorse e il proprio futuro su fonti alternative e rinnovabili, sancendo in maniera definitiva la fine dell’era del greggio.